FIBROMI UTERINI
Definizioni e aspetto
I fibromi uterini possono anche essere chiamati miomi o più tecnicamente fibromiomi o leiomiomi: si indica sempre la stessa entità patologica.
I fibromi sono dei tumori: sono dei tumori benigni delle cellule muscolari dell’utero.
Non
sono delle infiammazioni o delle malattie infettive o delle sindromi ormonali:
non hanno cioè alla loro base delle alterazioni biochimiche dell’organismo,
bensì sono delle crescite cellulari anomale di tipo neoplastico sebbene di
natura completamente benigna.
I
fibromi sono i tumori più frequenti della regione pelvica femminile.
Conoscerete già altri esempi di tumori benigni frequenti: ad esempio i
nei o gli angiomi della cute sono anch’essi dei tumori benigni. Sono
anch’essi degli ammassi cellulari (cioè delle crescite eccessive ed anomale
di un certo tipo di cellule) che nella perfetta normalità non ci dovrebbero
essere ma, siccome nessun individuo è perfetto, tutti noi ne abbiamo qualcuno.
Altro
esempio di tumori benigni sono i polipi: avrete probabilmente sentito parlare di polipi
all’utero, alla vescica urinaria, o all’intestino… A questo proposito mi
preme sottolineare che polipi e fibromi sono due entità biologiche
completamente diverse. Lo sottolineo perché ogni tanto capita di incontrare
pazienti che fanno un po’ di confusione tra polipi e fibromi: magari
all’inizio della visita dicono «mi hanno trovato un polipo» e poi invece si
tratta di un fibroma.
Per capire in maniera visuale cosa sono i fibromi e cosa sono invece i polipi dell’utero, immaginate di considerare una pera. Fate bene attenzione perché questo paragone con la pera vi potrà essere utile tutte le volte che nella vostra vita vi capiterà di avere presente l’anatomia dell’utero. La forma e la struttura di una pera ha una somiglianza strettissima con l’utero. La parte ristretta della pera, quella verso il picciolo, è come il collo dell’utero cioè la parte che guarda verso la vagina. La parte slargata della pera è come il corpo dell’utero, la parte che si ingrossa durante una gravidanza perché è quella ove si annida l’embrione. Adesso immaginate di tagliare la pera a metà per il lungo, dal picciolo fino al fondo. Guardate la pera così tagliata: è come guardare lo spaccato di un utero. Potete osservare la parte centrale della pera, corrispondente al torsolo, che parte dal picciolo e poi si slarga verso il fondo dove ci sono i semi. Il torsolo della pera è paragonabile alla mucosa uterina, quello che si chiama endometrio e che mensilmente si sfalda e dà la mestruazione.
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Questa foto rappresenta la visualizzazione che si può avere dell'utero
mediante l'ecografia. Guardate come calza bene il paragone che abbiamo fatto con
una pera.
L'utero (tra le freccine)
ha una tipica forma "a
pera".
Il collo dell'utero è la porzione più ristretta a
sinistra della foto, mentre il corpo uterino è la porzione più slargata al centro
e a destra. Il corpo uterino termina superiormente
con quello che è denominato fondo dell'utero.
Il corpo uterino è costituito prevalentemente
da tessuto muscolare (miometrio).
Al centro del viscere si osserva una componente
più chiara (di aspetto trilaminare) che è determinata da un tessuto
diverso, non di tipo muscolare, ma epiteliale.
Essa corrisponde alla mucosa uterina o endometrio, che è sottoposta alla stimolazione ormonale
ovarica e cresce, nel corso del mese, assumendo
ciclicamente diverso spessore e diverso aspetto,
fino ad assottigliarsi con le perdite della
mestruazione.
I
polipi uterini sono dei piccoli
tumori benigni che nascono e crescono al centro dell’utero, all’interno
dell’endometrio, come nel torsolo della pera; infatti si chiamano polipi
endometriali.
I fibromi invece sono dei tumori che nascono dalle pareti uterine intorno all’endometrio. Nascono dal tessuto muscolare della parete uterina, che abbiamo poc'anzi nominato miometrio.
Nella pera, le pareti uterine sono paragonabili alla parte polposa che si mangia, che sta tutt’intorno al torsolo. La muscolatura uterina è una muscolatura involontaria (ed è quella che serve a far venire le contrazioni nel travaglio di parto); le cellule muscolari dell’utero hanno una frequente tendenza a subire una trasformazione neoplastica con conseguente crescita di fibromi.
Modalità di presentazione
Come si
presentano i fibromi nell’utero tenendo sempre
presente la pera come paragone?
Sono delle masserelle solide, dure, ovalari o rotondeggianti, di dimensioni molto variabili e anche di numero molto variabile da caso a caso, che vanno a sostituire la parete uterina, cioè vanno a sostituire la normale porzione muscolare dell’utero.
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Nella foto sopra si osserva un fibroma che deforma l'utero verso destra (destra della paziente, sinistra della fotografia!): si può notare che la gradazione di grigio del fibroma è diversa dalla gradazione di grigio dell'utero. Sono queste diverse gradazioni di grigio che in ecografia consentono di differenziare un tessuto dall'altro.
I
fibromi possono avere:
In
ogni caso il fibroma tenderà a deformare l’utero in
modo variabile a seconda della sede di insorgenza e delle dimensioni che andrà
ad avere nella sua crescita. Ecco come si conciliano le dimensioni di
un’albicocca o di un’arancia con le dimensioni della parte polposa della
pera: nel caso di un fibroma delle dimensioni di un’albicocca o di
un’arancia l'utero risulterà deformato e bernoccoluto perché le dimensioni
eccessive del o dei fibromi che si sviluppano determineranno delle bozzature più
o meno grandi dell’organo.
Prendendo sempre a paragone la pera, la fibromatosi uterina è una modificazione della parte polposa che diventa fibrosa come il torsolo e non è più buona da mangiare. L’utero fibromatoso in genere è un utero aumentato di volume (sebbene non vi siano fibromi) a causa del tessuto fibroso che va a sostituire il tessuto muscolare e determina uno sfiancamento del viscere.
Cause
Una
donna su 3 o una donna su 4 sviluppano nella loro vita almeno un fibroma: quindi
è patologia frequente.
Il
perché compaiano i fibromi non è noto. Se teniamo presente che, seppure
benigni, i fibromi sono pur sempre dei tumori, come sappiamo i precisi
meccanismi cellulari alla base dei tumori non sono noti: al massimo conosciamo
per alcuni tumori dei fattori di rischio (come ad esempio il fumo quale fattore
di rischio di tumore polmonare), ma i fattori di rischio non sono cause,
altrimenti tutti i fumatori avrebbero un tumore polmonare.
Nell’insorgenza
di un utero fibromatoso (fibromatosi con fibromi o anche la fibromatosi senza
fibromi) come fattore di rischio si riconosce una certa familiarità: si osserva
spesso che nelle figlie di donne con fibromatosi si ha fibromatosi. Non è un
fatto ineluttabile, è solo una generica familiarità. L’uso della pillola
invece non è un fattore di rischio per fibromi. La terapia ormonale sostitutiva
della postmenopausa può invece mantenere un po’ più floridi i fibromi
rispetto alla loro riduzione di volume che si ha con la menopausa.
Sintomatologia
Quasi la metà delle donne con fibromi ha dei sintomi.
Il
sintomo più frequente è il sanguinamento uterino
eccessivo. Seppur con differenze tra una donna e l’altra, il
sanguinamento eccessivo può presentarsi sotto forma di mestruazioni lunghe e/o
sotto forma di mestruazioni abbondanti.
Se pensiamo che i fibromi uterini si riscontrano soprattutto dai 30 anni in su e più ancora dai 40 anni in su, ne deriva che le mestruazioni abbondanti della fibromatosi spesso potranno sommarsi alle irregolarità mestruali che normalmente vi sono in premenopausa, peggiorando ulteriormente le condizioni di salute e la qualità di vita della donna.
Il
peggioramento delle condizioni di salute per chi soffre di sanguinamenti
eccessivi vuol dire anemia con carenza di ferro
che porta a stanchezza anche intensa e svogliatezza nel fare le cose di tutti i
giorni, sul lavoro e a casa.
Dopo i
sanguinamenti abbondanti, come sintomo più frequente abbiamo il dolore
pelvico generato o dalla pressione diretta sulle strutture adiacenti o
per degenerazione interna del fibroma. Per degenerazione interna badate bene che
non intendo dire degenerazione maligna perché la
trasformazione maligna di un fibroma è talmente rara che è un fatto più
teorico che pratico. Si ritiene infatti che i sarcomi uterini (cioè i
tumori maligni della muscolatura uterina, molto rari) non derivino da fibromi
preesistenti ma nascano come noduli nuovi a sé stanti.
Con il
termine di degenerazione interna intendo dire invece una necrosi al centro del
fibroma, cioè una morte delle cellule presenti nel cuore del fibroma perché,
se un fibroma aumenta molto di dimensioni in breve tempo, non riesce ad essere
vascolarizzato adeguatamente nella porzione centrale e quindi il tessuto
miomatoso al centro del fibroma va incontro ad un infarto che può causare
dolore. Questa evenienza non è comunque in genere pericolosa. Qualche problema
potrebbe avvenire durante la gravidanza. In gravidanza i fibromi tendono ad
aumentare di volume sotto la spinta ormonale della gravidanza stessa. Se
aumentando di volume un fibroma va incontro a necrosi può indurre delle
contrazioni sulla muscolatura uterina: è raro, sebbene possibile, che si possa
verificare una minaccia di parto prematuro.
I fibromi in gravidanza possono procurare anche altri problemi, fermo restando che solo una minima percentuale di donne in gravidanza con fibromi sperimenterà seri problemi. I fibromi possono comportare difetti nell’impianto dell’embrione (se del tessuto fibroso è presente nella sede di annidamento) con rischio di aborto precoce. Oppure rischio di parto prematuro e di distacco di placenta se dei fibromi voluminosi sono situati in corrispondenza dell’inserzione della placenta.
Di
questi problemi occorre tener conto nel proporre la cura più adatta ad una
paziente giovane che abbia dei fibromi.
Tra i
sintomi possibili in corso di fibromatosi uterina, aggiungiamo infine l'eventualità
che la paziente abbia uno stimolo ad urinare eccessivo con una frequenza
urinaria aumentata rispetto al passato nel caso in cui vi siano uno o più
fibromi che vanno a far pressione sulle pareti della vescica (la vescica dal
punto di vista anatomico è situata subito davanti all’utero): si può ben
comprendere come in questi casi la capacità di trattenere l’urina possa
risultare diminuita.
Diagnosi
La diagnosi di fibromi e di fibromatosi uterina può essere effettuata già in corso di visita ginecologica, sebbene sia l’ecografia pelvica a chiarire, in modo dettagliato e quantificato, numero, sede e dimensioni dei fibromi.
Come
metodica di prima scelta tutte le volte che sia possibile l’ecografia
va effettuata con la sonda vaginale (che si chiama anche ecografia
transvaginale): l’ecografia per via vaginale dà un ingrandimento e una
definizione grafica delle immagini di qualità nettamente superiore rispetto a
quella ottenibile impiegando la sonda esterna. Inoltre per sottoporsi ad
ecografia transvaginale non serve bere acqua per riempire la vescica urinaria;
quindi, oltre che più vantaggiosa dell’ecografia esterna dal punto di vista
tecnico, l'ecografia transvaginale è anche più comoda perché non c’è la
scocciatura di dover bere prima.
L’unico
caso in cui è corretto utilizzare la sonda esterna, in presenza di fibromi
uterini, è quando vi siano dei fibromi molto grossi che raggiungono ad esempio
l’ombelico, nel qual caso la sonda vaginale non riesce ad esplorare così in
alto e quindi si utilizzerà anche, ma non solo, la sonda esterna.
I dati
diagnostici anatomici, derivanti dalla visita e dall'ecografia, combinati con
l’età della paziente e con la sintomatologia presentata dalla paziente,
consentiranno di stabilire la condotta terapeutica appropriata.
Terapia
La terapia definitiva dei fibromi uterini è quella chirurgica: se una donna vuole risolvere completamente ogni problema e non avere più fastidi sintomatologici, deve ricorrere all’isterectomia, cioè all’asportazione chirurgica dell’utero.
Oggigiorno tuttavia esiste anche qualche provvedimento farmacologico in più, rispetto ad una volta, per migliorare la sintomatologia ed evitare l’isterectomia, fermo restando che il primo obiettivo della terapia medica non deve essere quello di evitare l’intervento chirurgico, ma quello di migliorare effettivamente la sintomatologia e la qualità della vita della paziente.
In questo occorre essere realisti: se si riesce effettivamente a migliorare la sintomatologia senza l’intervento chirurgico, bene, se invece non ci si riesce, oppure ad un certo punto della terapia non ci si riesce più, si dovrà proporre l’isterectomia.
Non
è che una donna può restare fortemente anemica e con mestruazioni
abbondantissime solo per non fare un’ora di sala operatoria: questo non è un
atteggiamento costruttivo.
Oltre
all’isterectomia, come terapia chirurgica dei fibromi c’è anche la miomectomia,
cioè l’asportazione dei soli fibromi senza togliere l’intero utero. Questo
intervento si propone, in presenza di fibromi significativi, a pazienti in età
di gravidanza, cioè a donne che possono ancora utilizzare l’utero per
quella che è la sua unica funzione: consentire la riproduzione. Dopo
che una donna ha "superato" il problema riproduttivo, non si prende più
in considerazione la sola miomectomia, bensì l’isterectomia, per due
motivi:
A questo proposito è giusto informare i lettori su di un aspetto di fisiologia umana che alle donne non è sempre chiaro. Una donna alla quale viene asportato l’utero non va in menopausa. Cessa ovviamente di mestruare se non ha più l’utero ma non va in menopausa.
Questo
avviene perché rimangono le ovaie. Sono le ovaie a produrre gli ormoni sessuali
femminili che caratterizzano l’età fertile della donna e l’aspetto
giovanile della donna prima della menopausa. La menopausa avviene a seguito
dell’esaurimento funzionale delle ovaie, non dell’utero. L’utero
con la sua mestruazione mensile è solo una spia indicatrice del funzionamento
ormonale delle ovaie.
A questo
proposito è vero che circolano varie dicerie popolari: c’è chi dice che se
non si hanno le mestruazioni non ci si ripulisce bene di chissà che cosa; c’è
chi dice che il sangue mestruale è sangue che deve essere ricambiato per
eliminare delle fantomatiche tossine ecc. ecc. Queste sono solo sciocchezze.
Tenete a
mente questa affermazione: «l’utero ha come unica
funzione quella di accogliere le gravidanze. al di fuori della gravidanza
l’utero, con la mestruazione, ci indica semplicemente che le ovaie funzionano,
producono ormoni, ma che non c’è la gravidanza».
Basta! Non ci sono altre funzioni per l’utero. Allora ripetiamolo ancora una
volta in altre parole perché è un concetto semplice ma, non per vantarmi, temo
che non l’abbiate mai sentito dire così ben compendiato: l’utero ha come
unica funzione quella di accogliere le gravidanze; al di fuori della gravidanza
l’utero fa sapere, con la mestruazione, che la donna non è in gravidanza e
che comunque le ovaie funzionano con il ritmo giusto.
Torniamo quindi a quei casi dove si ravvisa la necessità di asportare l’utero a causa di una fibromatosi: l’asportazione dell’utero in una donna che non ha più in programma dei figli, semplicemente toglie l’indicatore di funzionamento delle ovaie, ma non toglie delle funzioni all’organismo femminile.
E’
come se ad un’automobile togliessimo le lampadine degli stop, cioè gli
indicatori di funzionamento dei freni: perderemmo l’indicazione del
funzionamento dei freni ma i freni continuerebbero a funzionare.
E’
giusto anche precisare che, a seguito di isterectomia, non si modifica neppure
l’attività sessuale, perché la vagina viene conservata nella sua lunghezza.
Quindi:
nessuna preoccupazione per le nostre funzioni organiche se un ginecologo ci
consiglia di asportare l’utero fibromatoso quando altre terapie per
quell’utero non si dimostrino utili: basterà assicurarsi, se si è ancora in
un’età ben prima della menopausa, che venga asportato soltanto l’utero, e
che vengano lasciate al loro posto le ovaie.
Fino
adesso abbiamo quindi parlato di interventi chirurgici cioè della modalità
radicale di risolvere il problema dell’utero fibromatoso: asportando il
problema.
Prima
di arrivare a proporre un intervento chirurgico, c’è però tutta una condotta
terapeutica basata sull’attesa e sull’uso di terapie farmacologiche che
possano mirare a risolvere la sintomatologia dei sanguinamenti eccessivi, e a
risolvere l’anemia conseguente ai sanguinamenti. Fino al momento in cui
queste terapie riescano effettivamente a migliorare la qualità di vita della
donna è giusto usarle e quindi è giusto non ricorrere o ritardare
l’intervento chirurgico. Quando queste terapie da sole
non siano più sufficienti a risolvere il problema, la scelta giusta non sarà
quella di tenersi dentro dei problemi ingravescenti ma quella di ricorrere
all’intervento chirurgico.
Vediamo
allora quando si può semplicemente tenere una condotta di
attesa. Una condotta di attesa è possibile quando vi sia un utero
fibromatoso con o senza fibromi, che, in una serie di ecografie, cresce
lentamente di volume e determina solamente dei sintomi lievi. Si terrà sotto
controllo la paziente a diverse scadenze a seconda della necessità del singolo
caso senza che siano necessarie delle terapie.
In altri
casi, un po’ più impegnativi rispetto alla situazione più semplice che
abbiamo appena descritto, si potrà ricorrere ad una terapia
farmacologica di supporto; questa sarà una terapia ormonale basata a
volte sull’uso di soli progestinici oppure altre volte di estrogeni e
progestinici variamente combinati fra loro. Alcune volte si potranno usare
combinazioni ormonali già presenti in commercio, altre volte si dovrà
provvedere a formulare, in maniera più individualizzata al singolo caso
specifico, una combinazione di estrogeni e progestinici.
Le
terapie farmacologiche della fibromatosi uterina sono necessariamente delle
terapie ormonali perché, dato che occorre contrastare il sanguinamento uterino
eccessivo, bisogna intervenire sul meccanismo ormonale di produzione della
mestruazione.
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